Un ritorno al passato che trova oggi nuovamente terreno fertile e condizioni per una restaurazione che dovrebbe spaventarci ma che anche questa volta viene sottovalutata. La sostanziale differenza tra gli Italiani ed i Tedeschi fino a poco tempo fa era a mio avviso determinata dall’aver assimilato e superato la nostalgia verso un passato che quasi sempre è mitizzato e totalmente falsato rispetto alla realtà. Qualche nostalgico del “quando c’era lui” e che oggi si unge la bocca di parole come patria, onore, remigrazione, patriarcato, rastrellamento, decima mass, ecc. cerca di riaccendere i fasti di qualcosa che nella realtà non c’è mai stato, qui qualche amico che mi lecce mi considererà noioso ma come sempre sono costretto a fare affidamento ai numeri. Qui solo alcuni falsi miti:
Il kebabbaro d’Italia (cosi almeno si definisce lui) gioca con le parole e si dimentica dei grandi disastri causati dal fascismo e dall’arretratezza socio-economica e culturale a cui ha costretto il paese per 20 anni, nulla di cui rimpiange e l’ennesimo mancato conto con il passato.
Vannacci dimentica volutamente per dare da mangiare al credo popolare all’ignoranza dilagante e ai neo nostalgici che ritirano fuori la testa dal fango ai cui la storia li aveva relegati
Il fallimento maggiore del fascismo fu il risultato della combinazione di dittatura, repressione, razzismo, imperialismo, debolezza economica, alleanza con Hitler e guerra. Il regime che nel 1922 prometteva ordine, prestigio e grandezza terminò nel 1943 con l’Italia militarmente sconfitta, divisa e in parte occupata da una potenza straniera.
Finita la guerra sembrava che il popolo avesse capito quanto successo e avesse definitivamente rinnegato quanto accaduto, una triste menzogna che per 70 anni ci ha fatto ritenere al sicuro, una sicurezza che oggi il kebabbaro nazionale rimette in discussione. Vediamo cosa dice nel programma che è ufficiale e noto a tutti, un programma che non era necessario ma ben chiaro ai più, i termini rastrellamento, patriarcato, metti una decima facevano già capire dove voleva andare a parare. Un vecchio copione che sfrutta le paure della gente per ottenere consenso.
Ricordiamoci cosa dice il generale, cose spesso banalmente condivisibili ma che cozzano con il pragmatismo ovvero nella possibilità di fare
Immigrazione e “remigrazione” – linea molto restrittiva sull’immigrazione clandestina e di massa; espulsioni più rapide per irregolari e stranieri che commettono reati, più CPR anche in Paesi terzi, riduzione dei decreti flussi e limitazione dei ricongiungimenti familiari. Il programma prevede inoltre un vero e proprio piano di “remigrazione”. Peccato che ci hanno già provati i 3 governi Salvini e l’utimo a giuda Meloni senza successo, non per incapacità ma semplicemente perché cozza con le richieste dei paesi d’origine, con il diritto internazionale e semplicemente con il buonsenso, tra l’altro in un contesto che è ben lontano dall’invasione oggi rappresentata dalla propaganda di estrema destra.
Cittadinanza più difficile da ottenere – proposta di portare a 20 anni di residenza regolare e continuativa il requisito per la cittadinanza, insieme a conoscenza dell’italiano a livello C1, assenza di condanne e adesione dichiarata ai valori culturali indicati dal programma. Chiaro che un cittadino deve essere integrato e assimilare la nostra cultura ma in un paese con fame di immigrazione soprattutto qualificata e con un emigrazione giovanile a valori record non ci rendiamo conto che l’essere poco accoglienti con gli altri porta a che a essere poco accoglienti con tutti? Premesso che la burocrazia porta i tempi di fatto vicini a quelli indicati dal generale ma ci viene per caso in mente che dopo 20 anni soprattutto se giovane ha ottenuto decine di migliaia di euro di investimenti in formazione, integrazione, cultura, ecc. sicuri che vogliamo essere meno accoglienti degli altri?
Più sovranità nazionale rispetto all’UE – Futuro Nazionale vuole recuperare margini di autonomia politica, economica e fiscale dall’Unione Europea e propone di affermare esplicitamente la prevalenza dei principi della Costituzione italiana sui trattati internazionali ed europei. Destinare l’Italia alla nullità politica cosa che sta vivendo l’Inghilterra per le sue folli scelte è un danno certo al paese e significa solo fare gli interessi di Russi e Americani che vogliono un Europa debole.
Riduzione e semplificazione delle tasse – sistema fiscale più semplice e stabile, riduzione delle micro-imposte, regole fiscali pluriennali, riduzione della pressione fiscale e introduzione del quoziente familiare. Riduzione del cuneo fiscale e aumento degli stipendi netti – riduzione progressiva delle tasse sul lavoro, detassazione degli aumenti salariali, sostegno alla contrattazione collettiva e revisione della rappresentanza sindacale. Qui siamo al banale, ritorniamo al meno tasse per tutti senza dire come fare.
Sostegno alle imprese italiane e al Made in Italy – centralità dell’iniziativa privata e della concorrenza, ma presenza dello Stato nei settori strategici come energia e infrastrutture; uso del golden power, incentivi al rientro delle produzioni strategiche e sostegno agli investimenti produttivi. Anzichè gold power è necessario semplificare, togliere burocrazia e favorire gli investimenti dei capitali esteri, in un mondo economicamente globalizzato è pura utopia pensare di riportare qui produzioni a basso valore aggiunto, non significa arricchire ma impoverire questo paese.
Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale – creazione di un fondo destinato a finanziare infrastrutture, energia, ricerca, innovazione, tecnologie avanzate e patrimonializzazione delle imprese italiane. Nulla che non ci sia già se non qui proposto in salsa imperialista.
Famiglia, natalità e valori tradizionali – forte sostegno alla famiglia definita dal programma come “naturale”, politiche per aumentare la natalità, quoziente familiare e misure previdenziali favorevoli alle donne con figli. Il documento indica inoltre come valori non negoziabili la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale e l’identità cristiana. Qui non si tratta di contrastare giustamente le aberranti idee degli estremisti islamici ma di evitare che i valori tradizionali condivisibili non limitino e rispettino le libertà altrui, libertà di far nascere e morire sono ormai valori tradizionali in buona parte d’Europa.
Pensioni dopo 41 anni di contributi – obiettivo di permettere progressivamente il pensionamento dopo 41 anni di contribuzione effettiva, con correttivi per lavori usuranti, carriere discontinue, donne con figli e lavoratori autonomi. Va benissimo ma non si dice come visto che l’attuale sistema pensionistico non è destinato a reggere e che chiunque arrivi dovrà fare scelte infelici.
Sicurezza e ordine pubblico – ampliamento della legittima difesa, pene più severe per le aggressioni alle forze dell’ordine, impiego delle Forze Armate in aree ad alta criminalità e sgombero dei centri sociali occupati. Qui siamo alle solite proposte di pancia fatte a caldo dopo fatti di cronaca.
Politica estera più autonoma – priorità all’interesse nazionale, dialogo sia con gli Stati Uniti sia con la Russia e opposizione all’invio di armi italiane all’Ucraina. Qui si commenta da solo….
Energia e nucleare – sostegno esplicito al ritorno dell’energia nucleare e a una politica energetica orientata alla sicurezza e alla competitività industriale e fin qui tutto bene ma poi continua con ritorno alle centrali a carbone, ritorno all’import del gas e stop alle rinnovabili, manca che simpatizzi ai terrapiattisti e siamo apposto.
Non uno e dico non uno dei reali problemi del paese:
1. Calo demografico e denatalità
L’Italia sta facendo sempre meno figli. Nel 2025 sono nati circa 355.000 bambini, mentre i decessi sono stati circa 652.000; il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. Senza immigrazione, la popolazione diminuirebbe rapidamente. Meno giovani significa in prospettiva meno lavoratori, meno contribuenti e maggiori difficoltà nel sostenere welfare e pensioni. Un problema iniziato nel 1976 e non ancora al suo culmine, bene le politiche di natalità ma non abbiamo tempo 20 anni, rendere il paese accogliente e attrattivo è indispensabile per evitare il declino
2. Carenza di lavoratori e competenze richieste dalle imprese
Il problema non è semplicemente che “non ci sono lavoratori”: esiste soprattutto un forte mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Imprese industriali, artigianato, edilizia, sanità, trasporti, turismo e attività tecniche faticano in diversi territori a trovare personale adeguatamente formato. Nel quarto trimestre 2025 il tasso di posti vacanti nelle imprese era ancora dell’1,9%. Il calo della popolazione in età lavorativa fa solo che accentuare il problema.
3. Basse competenze e cosiddetto “analfabetismo funzionale”
Più correttamente si dovrebbe parlare di basse competenze di literacy, numeracy e problem solving. Secondo l’OCSE, il 35% degli adulti italiani tra 16 e 65 anni si colloca al livello 1 o inferiore nelle competenze di lettura, contro una media OCSE del 26%. Il 46% si trova al livello 1 o inferiore nel problem solving adattivo. Questo limita produttività, innovazione, capacità di utilizzare nuove tecnologie e persino la possibilità di comprendere informazioni economiche e amministrative complesse.
4. Sistema pensionistico sotto pressione
Il sistema pensionistico italiano è fortemente condizionato dall’invecchiamento della popolazione. Sempre più anziani devono essere sostenuti da una popolazione attiva che cresce molto meno e che, nel lungo periodo, rischia di diminuire. L’INPS identifica esplicitamente le trasformazioni demografiche e il rapporto tra giovani, lavoro e invecchiamento come una delle questioni centrali per la sostenibilità intergenerazionale della previdenza.
5. Bassa produttività e crescita economica troppo lenta
L’Italia crea occupazione, ma fatica ad aumentare la quantità di valore prodotta per ogni ora lavorata. Banca d’Italia rileva che negli ultimi anni la crescita è stata sostenuta soprattutto dall’aumento dell’occupazione, mentre la dinamica della produttività del lavoro è stata più debole. Nel 2025 il PIL reale italiano è cresciuto solamente dello 0,5%. Senza produttività è difficile aumentare strutturalmente salari e benessere.
6. Bassa partecipazione al lavoro, soprattutto di donne e giovani
L’Italia continua ad avere una quota troppo elevata di persone in età lavorativa che non lavorano. Nel 2025 il tasso di occupazione dei 15-64enni era intorno al 62,5%, ancora distante dalla media europea. Particolarmente importante resta il divario occupazionale femminile. Questo è un paradosso: contemporaneamente alcune imprese non trovano lavoratori e milioni di persone rimangono fuori dal mercato del lavoro.
7. Debito pubblico e ridotto spazio per investire
L’elevato debito pubblico rappresenta un vincolo permanente. Significa destinare ingenti risorse al pagamento degli interessi e avere meno libertà finanziaria per ridurre le tasse o investire in sanità, scuola, infrastrutture, difesa e innovazione. Banca d’Italia prevede inoltre che il rapporto debito/PIL rimanga molto elevato anche nei prossimi anni.
8. Sanità pubblica sotto pressione
L’invecchiamento aumenta la domanda di cure proprio mentre il sistema sanitario incontra problemi di personale, organizzazione e differenze territoriali. Nel 2024 circa una persona su dieci ha rinunciato a visite o esami specialistici; secondo Istat, la principale causa sono state le lunghe liste d’attesa, seguite dalle difficoltà economiche nel sostenere le spese. Con una popolazione sempre più anziana, il problema rischia di diventare ancora più importante.
9. Formazione insufficiente, fuga di competenze e difficoltà nell’innovazione
L’Italia deve contemporaneamente aumentare le competenze scientifiche, digitali, tecniche e professionali e riuscire a trattenere i giovani qualificati. Le basse competenze degli adulti, la limitata formazione continua e il difficile incontro tra scuola e mercato del lavoro riducono la capacità delle imprese di innovare. Nel 2024 soltanto il 10,4% dei 25-64enni aveva partecipato recentemente ad attività di formazione continua.
10. Divari territoriali, burocrazia e inefficienza dello Stato
L’Italia continua a essere caratterizzata da forti differenze tra territori nella qualità dei servizi, nelle infrastrutture, nell’occupazione e nelle opportunità economiche. A questo si aggiungono procedure amministrative spesso complesse e tempi decisionali che possono rallentare investimenti e crescita delle imprese. Anche se nel 2025 il Mezzogiorno ha registrato una crescita leggermente superiore al Centro-Nord, i divari strutturali accumulati rimangono rilevanti.
Il vero nodo è che questi problemi si alimentano reciprocamente:
meno nascite → meno giovani → meno lavoratori → meno contributi → più difficoltà per pensioni e sanità → maggiore pressione fiscale sui lavoratori → minore crescita → giovani che rimandano famiglia e figli.
Per interrompere questo circolo servono soprattutto più produttività, più occupazione, formazione migliore, immigrazione qualificata e gestita, sostegno alla natalità e uno Stato più efficiente. Il problema italiano non è quindi soltanto “far crescere il PIL”, ma aumentare il numero di persone che producono valore e la quantità di valore prodotta da ciascun lavoratore. Veri problemi che il generalissimo non affronta nemmeno di striscio.
Appassionato di lettura di testi storici, in particolare di storia moderna, lettore accanito di notizie, quotidiani. Attento alla citazione di fonti attendibili, nemico di Fakenews e Analfabetismo Funzionale.
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